Sardegna: la parola crisi non è più appropriata, siamo in sottosviluppo

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iRS occupa la sede di Equitalia |2010

iRS occupa la sede di Equitalia | 2010

Secondo l’ultima indagine Istat-Cnel in Sardegna il 22,7% delle 570 mila famiglie complessive è a rischio di povertà relativa: siamo nell’ordine di circa 300 mila persone. Il 9% dei residenti, in questo caso 140 mila sardi, non riesce a far fronte a una spesa improvvisa di 800 euro.

Nel 2012 a Sassari hanno chiuso 229 attività commerciali e 87 dall’inizio del 2013. Secondo i dati dall’Osservatorio Confesercenti delle province di Nuoro e dell’Ogliastra, nei primi due mesi del 2013 in provincia di Nuoro chiudono 38 negozi e 11 in Ogliastra. Mediamente in Sardegna chiudono 15 negozi al giorno. Sempre secondo Confesercenti a Cagliari chiude il 31% delle attività. Un locale commerciale su tre rimane sfitto; per ogni negozio c’è una perdita economica che oscilla tra i 22.200 e i 48mila euro all’anno. Le slotmachine e i “compro oro” diventano i simboli della crisi. Ormai per tirare avanti si cerca di fare di tutto: nei peggiori casi anche i ragazzini portano oggetti che sono stati regalati loro per la prima comunione, o ancora peggio “rubano” l’oro di famiglia.

Nel 2011 le donne di iRS che fecero il digiuno ad oltranza sotto il palazzo della regione, entrarono in possesso di uno studio della società per gli studi di settore Sose (società di rating dello stato italiano) che rivelava dei dati conosciuti dalle istituzioni ma non dai cittadini. Lo studio classificava la Sardegna non in crisi ma in fase di sottosviluppo. Già nel 2010 vi era stata la maggiore riduzione del totale delle operazioni attive (-3,8%) con un crollo degli investimenti che, nel caso di alcune province come quella di Carbonia-Iglesias, arriva a toccare il 73%. Il documento venne consegnato dalle donne agli 8 prefettidella Sardegna.

Ai meri dati statistici è fatalmente legato il fenomeno dei suicidi, l’unico che ha una crescita esponenziale, e quello dell’emigrazione e dello spopolamento dei paesi della Sardegna.

Questo dramma è dovuto in buona parte alla cattiva gestione delle fiscalità che ha portato intere famiglie ed imprese ad essere stritolate dalla morsa delle banche e di Equitalia. Sono circa 80.000 le imprese, su un totale di 160.000 aziende operanti in Sardegna, “iscritte a ruolo” presso l’ente di riscossione. Il debito accumulato dalle imprese sarde è di oltre 4 miliardi di euro. Sono oltre 2400 quelle che hanno già dovuto dichiarare fallimento a fronte di debiti fiscali. Il tutto riferibile ad un ingiusto ed iniquo sistema di riscossione, poiché Equitalia Spa è una società per azioni di fatto collegata a gruppi bancari, che conseguentemente applica alle rateazioni non i tassi di interesse legale bensì tassi di mercato, perseguendo quindi scopi di lucro sulla riscossione delle imposte statali.

La rateazione interrompe le altre procedure di riscossione coattiva, ma alla seconda scadenza consecutiva non rispettata Equitalia riprende automaticamente l’iter: dapprima con fermo amministrativo (degli autoveicoli), proseguendo con pignoramento dei crediti (quinto dello stipendio o della pensione e dei conti bancari), per finire con pignoramento degli immobili (compresa la prima casa, bene di importanza primaria per la dignitosa sopravvivenza dell’uomo prima che del contribuente).

iRS occupa la sede di Equitalia | 2010

iRS occupa la sede di Equitalia | 2010

E’ notizia di qualche giorno fa che Equitalia S.p.a ha deciso di aumentare gli interessi di mora di del 15%, arrivando così al 5,22% ed in piena legalità, difatti è previsto per legge in base all’articolo 30 del D.P.R. 602/1973. La questione Equitalia è un argomento fondamentale e chiama in causa quasi interamente la nostra società, visto che i primi a pagarne le conseguenze sono gli artigiani, le piccole e medie imprese, dunque la spina dorsale del tessuto produttivo sardo. La cosa drammatica è che il fisco italiano non fa distinzioni fra chi evade e chi si trova in difficoltà per aver lavorato e pagato le tasse onestamente, ma al contrario premia i veri evasori con il cosiddetto “scudo fiscale”, che consiste nel pagamento del solo 5% dei capitali esportati illecitamente all’estero, frutto della vera evasione e della illegalità, perlopiù con la garanzia del totale anonimato.

Quindi siamo difronte a un paradosso: chi ha sempre pagato le tasse si trova con un aumento del tasso di interesse di mora che arriva al 5,22%, mentre chi ha sempre evaso paga solo il 5% di tasse.

iRS indipendèntzia Repùbrica de Sardigna da sempre e senza alcuna volontà di creare false aspettative, ha scelto di schierarsi al fianco dei sardi, dei lavoratori che negli anni hanno ingiustamente subito abusi senza avere la forza e gli strumenti per contrastare la holding Equitalia Sardegna.

iRS rilancia le proposte già espresse quando nel 2010 occupò la sede centrale di Equitalia a Sassari:

– Istituzione dell’Agenzia delle Entrate Sarda.

– Sospensione immediata delle cartelle esattoriali per 24 mesi a tasso zero.

– Sospensione di tutte le procedure esecutive in atto (mobiliari e immobiliari)

– Revoca immediata delle ipoteche iscritte da Equitalia sulla prima casa e delle ganasce fiscali sui mezzi di lavoro.

– Ricalcolo del debito, cartella per cartella, del solo capitale iniziale decurtato delle sanzioni, effettuato sulla base di tassi legali e non usurai.

– Possibilità dell’estinzione del debito anche in 30 anni e non più di 1/5 del proprio reddito.

A questo punto è sempre più necessario accelerare i tempi verso Il primo passaggio per l’attuazione di una reale sovranità fiscale per cui la Regione Sarda potrà riscuotere direttamente i tributi versati sull’isola.  La mancata applicazione negli ultimi diciotto anni dell’ articolo 8 dello Statuto ha comportato che il debito dello Stato Italiano nei confronti della Sardegna superasse la cifra di ben 10 miliardi euro. Poter controllare la propria fiscalità è un passo importante per poter ripensare il proprio futuro, progettando, programmando e decidendo in merito alle politiche che puntino al benessere di tutti i sardi.

iRS – indipendentzia Repubrica de Sardigna

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