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	<description>indipendèntzia Repùbrica de Sardigna</description>
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		<title>iRS e le elezioni comunali ad Alghero</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 08:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.maulu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Centro di Attività iRS di Alghero invita tutti i simpatizzanti a sostenere la candidatura di Nello Cardenia nella lista [continua]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/Nello-Cardenia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11017" title="Nello Cardenia" src="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/Nello-Cardenia-300x249.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a>Il Centro di Attività iRS di Alghero invita tutti i simpatizzanti a sostenere la candidatura di Nello Cardenia nella lista AlguerRosa con Stefano Lubrano sindaco.</p>
<p>Alghero sta attraversando una grave crisi economica e sociale, per questo è giunto il momento di modificare il panorama politico cittadino.</p>
<p>Il TzdA ha deciso di aderire alla lista civica AlgueRosa per senso di responsabilità verso la città e perché ne condivide il progetto di innovazione.<span id="more-11018"></span></p>
<p>Una lista composta da tanti giovani, semplici cittadini e piena di competenze capaci di contribuire al rilancio della nostra città.</p>
<p>Alghero ha bisogno di una svolta decisa verso un governo diverso della cosa pubblica e il TzdA lavorerà in questo senso affinché si segni una discontinuità con la precedente giunta.</p>
<p>Il lavoro degli attivisti di iRS è sempre stato rivolto alla pratica della cittadinanza attiva, basta ricordare la battaglia sulla riconversione dell’ex Vetreria della Pietraia, l’azione della pulizia dei giardini di via Matteotti fino a quel momento in stato di abbandono oppure le iniziative su Equitalia. <strong>Su questa linea proseguirà il nostro lavoro</strong>.</p>
<p>Ora è il momento di cambiare la politica cittadina e il futuro di Alghero.</p>
<p><em>TzdA iRS Alguer</em></p>
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		<title>Iscola de Istoria Iscanesa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 22:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.maulu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Vicesindaco ed Assessore alla Cultura Antoni Flore, coordinatore politico di iRS Aristanis, nell&#8217;ambito della programmazione culturale del Comune di [continua]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/nuraghe_a_Scano_Montiferro_XVIII_sec_a.C..jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11014" title="nuraghe_a_Scano_Montiferro_(XVIII_sec_a.C.)" src="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/nuraghe_a_Scano_Montiferro_XVIII_sec_a.C.-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il Vicesindaco ed Assessore alla Cultura Antoni Flore, coordinatore politico di iRS Aristanis, nell&#8217;ambito della programmazione culturale del Comune di Scano di Montiferro, organizza quattro incontro formativi inediti sulla storia di Iscanu, Scano di Montiferro.</p>
<p>Il percorso didattico si snoda dall&#8217;eta nuragica fino ai giorni nostri, al fine di consentire una piena ed armonica conoscenza, presso gli abitanti, della dinamica storica del borgo montiferrino.<span id="more-11013"></span></p>
<p>Il valore della conoscenza, della propria identità è fondamentale nel processo di costruzione della coscienza collettiva e della consapevolezza comunitaria.</p>
<p>L&#8217;eliminazione forzosa della storia e della lingua del popolo vinto ad opera dei donimanti, non a caso, è il principale veicolo di spersonalizzazione e di colonizzazione di una nazione.</p>
<p>I convegni si svolgeranno mercoledì 9, mercoledì 16, mercoledì 23 e mercoledì 30 maggio, alle ore 21, nel il Teatro Comunale &#8220;Nonnu Mannu&#8221;.</p>
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		<title>Cara mamma, non farlo…</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 16:44:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.maulu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Nell’immagine di un nutrito gruppo di bambini, con indosso dei caschi blu, in visita alla centrale termoelettrica E-ON, c’è tanto [continua]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/cara-mamma-non-farlo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11010" title="cara mamma non farlo" src="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/cara-mamma-non-farlo.jpg" alt="" width="180" height="133" /></a></p>
<p>Nell’immagine di un nutrito gruppo di bambini, con indosso dei caschi blu, in visita alla centrale termoelettrica E-ON, c’è tanto di quell’epoca in cui all’ingresso della scuola gli alunni più piccoli ingurgitavano quel vomitevole cucchiaio di olio di fegato di merluzzo. Sono passati decenni, ma il modello educativo retrogrado e vagamente inquietante pare resistere ai progressi del tempo. Se perseverare è diabolico allora è certo che siamo i primi fra i diavoli.<span id="more-11009"></span></p>
<p>Se un piccolo alunno sardo è costretto a sapere, con suo stupore e innocenza, che una centrale elettrica consuma al giorno una quantità di carbone tale da ricoprire un campo di calcio e ignorare contemporaneamente la dannosità del processo, allora stiamo sbagliando qualcosa. L’errore che stiamo commettendo è quello di diseducare i nostri bambini alla bellezza, mostrandogli ciò che politiche infruttuose hanno creato negli anni passati e che oggi ci ritroviamo a combattere.</p>
<p>Mi ricordo di una gita alle scuole elementari in una fattoria. La vista di un maestoso toro, l’ovile, un compagno che impaurito si ritrova nel recinto delle mucche, noi che ridiamo, l’odore sano della campagna, il formaggio, l&#8217;olio e una guida che ci spiegava l’iter della loro produzione aziendale.</p>
<p>Che ricordi avranno questi bambini? Odore di carbone, operai in tuta scura, pannelli di controllo, distese di pannelli fotovoltaici. Tutto ciò per comprendere che il lavoro per loro è l’industria, e che se vogliamo avere la corrente elettrica nelle nostre case quello è il processo inevitabile che dobbiamo attuare. Capiranno che il lavoro in Sardegna non si può inventare, che dobbiamo attendere un generoso investitore “di fuori”. Un giorno forse capiranno anche che cosa è l’inquinamento, ma sicuramente sapranno cosa sia la cassa-integrazione.</p>
<p>Perciò care mamme sarde, voi che oggi conoscete già quel mondo che i bambini appena comprendono, non mandateceli i vostri figli in questo tipo di “escursioni”, piuttosto andate a fare un giro in campagna e guardate le industrie con le loro scure nubi da lontano e dite loro che un giorno la Sardegna sarà diversa.</p>
<p>Alessandro Derrù &#8211; TzdA iRS Porto Torres</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gavino Sale: &#8220;E adesso governiamo&#8221; &#124; Forum “Unione Sarda”</title>
		<link>http://www.irsonline.net/2012/05/forum-unione-sardagavino-sale-e-adesso-governiamo/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 09:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.maulu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natzionale]]></category>
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		<description><![CDATA[<p class="wp-caption-text">Foto Giuseppe Ungari</p>
<p>«Dietro la peste suina un complotto a vantaggio degli allevatori padani»</p>
<p>La ricetta economica: incentivare le produzioni locali [continua]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10999" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/Sale.jpg"><img class="size-medium wp-image-10999 " title="Sale" src="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/Sale-300x225.jpg" alt="Foto Giuseppe Ungari" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Foto Giuseppe Ungari</p></div>
<p><span style="font-style: italic; font-weight: bold;">«Dietro la peste suina un complotto a vantaggio degli allevatori padani»</span></p>
<p><em>La ricetta economica: incentivare le produzioni locali di qualità</em></p>
<p><em>Domenica 6 maggio Gavino Sale non andrà a votare: «I referendum sono un bluff. Demagogia pura».</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma incidono sui privilegi della politica.</strong></p>
<p>«Se volevano tagliare i privilegi potevano farlo in modo molto più concreto. Dimezzandosi gli stipendi in Consiglio regionale, per esempio, visto che molti siedono lì. Invece che ridurre il numero dei consiglieri regionali».<span id="more-10998"></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Già, per gli indipendentisti sarà più difficile conquistare un seggio.</strong></p>
<p>«Anche altri gruppi sono contrari. Passa sotto silenzio una riforma che dà più potere a poche persone».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Lei è un consigliere provinciale, ma non ritiene che sia giusto riformare enti che molti considerano scatole vuote?</strong></p>
<p>«È vero che c&#8217;è stata una degenerazione, sono diventate centri di potere. Ma potrebbero riconquistare la funzione nobile di coordinare decine di Comuni».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non rischia di essere un atteggiamento conservatore?</strong></p>
<p>«Le forze della conservazione sono quelle che oggi lottano contro quelle dell&#8217;emancipazione, della liberazione dell&#8217;Isola. Ma vinceranno queste ultime. I sardi stanno decidendo di non inabissarsi nei meandri della storia e di scegliere una strada di libertà e prosperità».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma chi l&#8217;ha detto che, facendo da soli, i sardi avranno più prosperità?</strong></p>
<p>«Invertiamo il concetto: la sottomissione all&#8217;Italia dove ci ha portato? A un disagio economico ed esistenziale pazzesco. Oggi i sardi sono i più grandi consumatori di psicofarmaci. Siamo balzati persino in testa alle classifiche dei suicidi. Porgo un saluto rispettoso a chi si è tolto la vita, non deve più accadere che un sardo si ammazzi perché non riesce ad andare avanti».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Molti economisti però pensano che, se dovessimo fare tutto con la fiscalità isolana, saremmo costretti a ridurre il livello dei servizi, almeno temporaneamente.</strong></p>
<p>«Fino ai 18 anni io ero autonomo, perché amministravo i soldi che mi dava la famiglia. A 19 sono diventato indipendente, perché ho iniziato a campare con i soldi miei. Per un po&#8217; forse sono dimagrito, ma sono diventato <em>un homine</em> . Non il figlio di qualcuno».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Allora ammette che il passaggio all&#8217;indipendenza comporterà sacrifici.</strong></p>
<p>«Non è neppure vero questo: apposta parliamo di sovranità come fase di transizione».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>«Con l&#8217;acquisizione di segmenti di sovranità (fiscale, alimentare, energetica) impareremo a governarci da soli. Cancellando la delega allo Stato italiano. La delega che, come dice Placido Cherchi, interrompe la sfericità dialettica tra individui».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Concetto non semplice. Ci spieghi però quelle tre sovranità.</strong></p>
<p>«Partiamo da quella energetica. È un settore chiave. Con le energie alternative la Sardegna è come un pozzo di petrolio in mezzo al Mediterraneo, ma della ricchezza che si produce si avvantaggiano altri».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Chi sarebbero?</strong></p>
<p>«Le multinazionali, lo sanno tutti. Ogni anno ci portano via un miliardo di euro. La Tirrenia costa 380 miseri milioni, con quei soldi potremmo comprarci una flotta ogni quattro mesi».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Passiamo alla sovranità alimentare. Significa autarchia?</strong></p>
<p>«Ma quando mai, significa incentivare le nostre produzioni agricole di qualità. Oggi l&#8217;84% dell&#8217;agroalimentare che consumiamo è importato. Nei porti sono in calo tutte le voci: auto, passeggeri. Tranne le importazioni di merci: più 6% nell&#8217;ultimo anno. E poi c&#8217;è lo scandalo del settore agrozootecnico».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quale scandalo?</strong></p>
<p>«Quello di un potenziale enorme, nella produzione di carne ovina e bovina per i paesi del nord Africa, che non è sfruttato. Libia, Algeria e Tunisia chiedono vitelli, agnelli, agnelloni, prosciutto di pecora. Una domanda senza limiti. Invece cosa succede? Che si decide che qui non si deve produrre niente. E gli allevatori padani ed emiliani ci sommergono di carne suina con la scusa della peste».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non è una scusa, c&#8217;è davvero.</strong></p>
<p>«Ma com&#8217;è che se ne avvantaggiano solo i produttori emiliani, dietro i quali c&#8217;è la Banca popolare di Reggio Emilia, cioè il Banco di Sardegna? E qui da noi c&#8217;è un assessore all&#8217;Agricoltura che non fa niente, è totalmente assente».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sta dicendo che dietro la peste suina in Sardegna c&#8217;è un complotto?</strong></p>
<p>«Senza ombra di dubbio».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Terzo “segmento” di sovranità, quella fiscale.</strong></p>
<p>«Ci consentirebbe di eliminare Equitalia e di avere una nostra agenzia di riscossione, sull&#8217;esempio dei baschi. Monti non deve permettersi di chiedere 4 miliardi all&#8217;Isola se ce ne deve 10 arretrati. È un&#8217;arroganza inaudita, ne ride tutta Europa».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E l&#8217;indipendenza?</strong></p>
<p>«Arriverà, non è un problema. Lo dimostra anche quella ricerca dell&#8217;Università di Cagliari, di cui avete parlato sull&#8217;Unione Sarda».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La sorprende che gli intervistati si sentano più sardi che italiani?</strong></p>
<p>«No, è la conferma scientifica dei nostri ragionamenti. Oggi l&#8217;indipendentismo è sempre</p>
<p>più diffuso, in tutti i ceti e tutti i partiti».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Si era già parlato di sardismo diffuso, in altri tempi.</strong></p>
<p>«E non ha prodotto nulla. Ma stavolta Irs lancia un messaggio a tutti gli indipendentisti che stanno fuori dalle sigle classiche di quest&#8217;area».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E la famosa unità degli indipendentisti?</strong></p>
<p>«Non serve più. La somma dei movimenti della cosiddetta Convergenza dà esattamente, in termini elettorali, lo 0,6%. Non è più il tempo di limitarsi alla testimonianza».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non è più il tempo neppure per azioni clamorose come il blitz a Fiumesanto o l&#8217;invasione di Villa Certosa?</strong></p>
<p>«Quelli erano gesti necessari, in una certa fase, per conquistare spazi. La chiamavamo guerriglia virtuale, perché era senza armi».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dicono che lei potesse fare quelle cose grazie alla copertura dei servizi segreti.</strong></p>
<p>«Ma quali servizi. Se non ci hanno mai condannato è perché abbiamo avvocati bravi, che ci hanno sempre spiegato fin dove potevamo arrivare. Ma anche quella è una fase conclusa».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quel che non finisce mai sono le liti tra indipendentisti. Come quella che ha spaccato Irs.</strong></p>
<p>«È normale, tutte le volte che i sardi si organizzano c&#8217;è chi tenta di bloccare questo processo. Ma stavolta non ha funzionato, anche se c&#8217;erano grandi sponsor esterni».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quali?</strong></p>
<p>«Non posso dirlo. O forse non voglio dirlo».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma quei dissidi si possono superare? Accettereste altre sigle indipendentiste in un&#8217;ipotetica alleanza “sovranista”?</strong></p>
<p>«Non proviamo ostilità verso nessuno. Ben vengano le altre sigle. Ma sia chiaro che siamo noi di Irs ad aver spostato l&#8217;asse della discussione».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>È d&#8217;accordo con la proposta di una nazionale di calcio sarda, per cementare l&#8217;identità comune?</strong></p>
<p>«È una vecchia idea di Irs. Una mitopoiesi moderna: creare miti e simboli di identificazione di un popolo. Sì, può servire. Tanti anni fa facemmo una selezione, vinse per 1-0 a Nuoro contro la Corsica».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Gol di&#8230;?</strong></p>
<p>«Gianfranco Zola».</p>
<h4><em><span style="color: #000000;">&#8220;E adesso Governiamo&#8221;</span></em></h4>
<h4><em><span style="color: #000000;">Il leader di iRS: basta con l&#8217;indipendentismo che si isola nel ghetto.<br />
</span></em><span style="font-style: italic;">Serve un&#8217;alleanza basata su progetti seri di autodeterminazione.</span></h4>
<p>Resta sul tavolo un foglio, l&#8217;intervista con Gavino Sale è finita. Restano i suoi appunti, pochi concetti scritti a penna, come per chiamare a raccolta le idee, durante il forum dell&#8217;Unione Sarda sull&#8217;indipendentismo. E al centro del foglio, in evidenza, una frase che suona solenne: <em>Il destino si disvela allo sguardo</em> .</p>
<p>Se l&#8217;avesse scritta più volte ricorderebbe <em>il mattino ha l&#8217;oro in bocca</em> di Jack Nicholson in Shining, e del resto a tratti lo sguardo di Sale giustifica il paragone. Ma il leader di Irs non è un folle, semmai un folletto: da vent&#8217;anni agita il quadro politico, sparisce, riappare un po&#8217; qua e un po&#8217; là, cambia direzione con strambate da America&#8217;s Cup. Sprigiona fascino magnetico e suscita avversità profonde. Di certo non è banale. «Quella frase &#8211; spiega Sale &#8211; è di Elémire Zolla, antropologo novecentesco. Significa che il destino ce l&#8217;abbiamo davanti agli occhi, basta agguantarlo».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Parla dell&#8217;indipendenza della Sardegna? Oggi sembrano volerla tutti.</strong></p>
<p>«È il frutto di dieci anni del nostro lavoro. Stiamo raggiungendo gli obiettivi, i nodi stanno venendo al pettine».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>È anche possibile che si voti un referendum sull&#8217;indipendenza: Doddore Meloni ha raccolto 27mila firme, c&#8217;è anche la sua?</strong></p>
<p>«Io ho autenticato alcune firme, come consigliere provinciale. Ogni iniziativa dei movimenti indipendentisti contribuisce ad alimentare il tema che ormai è al centro del dibattito politico».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma condivide l&#8217;iniziativa di Meloni?</strong></p>
<p>«Da poco, a Barcellona, ho parlato con quelli dello Scottish national party: anche se hanno il 51% rifiutano la proposta di Londra di fare già nel 2013 il referendum sull&#8217;indipendenza, la considerano una trappola».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Perché mai?</strong></p>
<p>«Sanno che non tutti quelli che hanno votato l&#8217;Snp sono indipendentisti. La Scozia non è ancora pronta. E se non lo è la Scozia, figuriamoci la Sardegna».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Teme anche lei che la consultazione diventi un autogol per i vostri ideali?</strong></p>
<p>«Da un certo punto di vista, farebbe discutere ancor di più. Ma tatticamente penso che non sia il momento. Il referendum è un&#8217;accelerazione che non era da fare adesso».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Se non ora, quando?</strong></p>
<p>«Non si possono sapere adesso i tempi. L&#8217;indipendenza è come una nave. È sicuro che siamo partiti. È sicuro che il processo sia inarrestabile. Poi dipenderà dalle intemperie o dal vento favorevole».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ammetterà che non si era mai parlato così tanto di indipendenza, nel dibattito politico sardo.</strong></p>
<p>«È vero. È una parola che suscitava diffidenza e ora è sdoganata. La questione della libertà della Sardegna è irrimediabilmente posta, grazie anche al lavoro decennale di Irs, che ha sfatato i vecchi cliché».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Come è stato possibile?</strong></p>
<p>«L&#8217;aspetto più rivoluzionario è stata la scelta della non violenza. Quando ne parlammo, in Corsica, i movimenti indipendentisti internazionali ci isolarono per un anno e mezzo. Ora i fatti di Catalogna e Scozia ci danno ragione».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La non violenza non è una scelta solo di Irs.</strong></p>
<p>«Abbiamo altre caratteristiche vincenti. Soprattutto la capacità di stare dentro le contraddizioni della società sarda, stare insieme ai movimenti come le partite Iva, i pastori, gli artigiani. Conoscendo profondamente la realtà sarda siamo usciti da una certa visione politica elitaria, quasi settaria. Abbiamo anticipato i tempi, e la fortuna dell&#8217;ideale indipendentista negli ultimi due anni ci ha dato ragione».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non sarà una fortuna dovuta alla crisi economica e alla difficoltà di avere risposte dallo Stato?</strong></p>
<p>«La crisi è stata un caleidoscopio che ha dilatato le contraddizioni del rapporto tra Sardegna e Italia. Ha svelato un attacco violentissimo dell&#8217;Italia alla Sardegna, una guerra non dichiarata contro la quale dovremmo fare ricorso all&#8217;Ue».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Per lamentare la violazione dei patti sulle entrate?</strong></p>
<p>«Su entrate, trasporti e altro ancora. Lo Stato si comporta in modo illegale, l&#8217;Europa deve fare da garante. Le leggi italiane possono avere effetti positivi in Italia, ma deleteri in Sardegna».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quindi se i sardi chiedono più autogoverno è per una rivendicazione, non per reale sentimento identitario.</strong></p>
<p>«C&#8217;è una cosa e c&#8217;è l&#8217;altra. Una presa di coscienza, legata alla conoscenza della nostra storia e al sedimentare del senso di appartenenza alla nazione sarda: amplificata però dalle contraddizioni della crisi».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Che cosa pensa dell&#8217;ordine del giorno sardista, che ridiscute la permanenza della Sardegna nella Repubblica italiana?</strong></p>
<p>«Che ha messo in forma istituzionale questo processo decennale. Ha fatto entrare in Consiglio regionale i concetti di indipendenza e sovranità. Ma è quest&#8217;ultima, in questa fase, la parola magica».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non l&#8217;indipendenza?</strong></p>
<p>«L&#8217;autonomia è superata, l&#8217;indipendenza è ancora lontana. La sovranità è la pietra che non ci farà bagnare i piedi, nel guado verso la libertà».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non sarà un concetto di indipendenza annacquato?</strong></p>
<p>«Ciò che preme a Irs, nel lungo periodo, è l&#8217;indipendenza. Ma per arrivarci bisogna prima mostrare capacità di governo. Uscire dal ghetto isolazionista dell&#8217;indipendentismo. Questa oggi è la proposta di Irs. Aggregare tutte le forze politiche che si riconosceranno nella necessità di conquistare tre tipi di sovranità: fiscale, energetica, alimentare».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quindi è disposto ad allearsi con quelli che chiamate partiti italiani?</strong></p>
<p>«Izquierda catalana e Snp dimostrano che emerge, e governa, chi riesce a sintetizzare gli ideali di giustizia sociale della sinistra con l&#8217;indipendenza. Mentre i partiti di sinistra che si ostinano a difendere gli interessi statali sono destinati a soccombere. In Scozia l&#8217;Snp si è pappato il Labour».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>È un monito al Pd?</strong></p>
<p>«Il Pd non tenti di bloccare un processo che è condiviso da molti suoi militanti di base e quadri intermedi. Se si trasformasse davvero nel Pd della Sardegna sarebbe un fatto positivo. Ma se non si adegua, scompare».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Invece il leader di Sel, Michele Piras, ha proposto proprio un&#8217;alleanza “sovranista”.</strong></p>
<p>«È un fatto positivo, la conseguenza di una maturazione della società sarda. Ripeto, è vincente coniugare i concetti della sinistra con l&#8217;indipendentismo».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Guardate solo a sinistra? Eppure il Pdl ha votato l&#8217;ordine del giorno sardista, e Cappellacci ha un profilo sempre più autonomista.</strong></p>
<p>«Guardiamo a chiunque crede in questi progetti. Contro Cappellacci non ho niente, ma ha un atteggiamento comune a molti sardi: genuflesso. All&#8217;emiro del Qatar ha chiesto rispetto: il capo della nazione sarda non può chiedere questo. È indegno continuare a sperare che qualcuno ci conceda briciole di sopravvivenza».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E col Psd&#8217;Az come vanno i rapporti?</strong></p>
<p>«Stanno attraversando un momento interessante. Credo che per loro sia il momento di porre fine all&#8217;agire tattico, ed entrare in una progettualità strategica. Perché gli anni passano».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E che significa?</strong></p>
<p>«Come dicevo citando Zolla, il destino è lì che aspetta solo di essere agguantato. E i sardi stanno decidendo di agguantarlo. Il momento è adesso».</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Giuseppe Meloni per l&#8217;Unione Sarda</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sa Natura è wonderful</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 14:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.maulu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casteddu]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>Che il futuro sia del passato è una sensazione che in molti percepiamo in maniera sempre più chiara. Per essere [continua]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/178px-Sardinia_satellite.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10995" title="178px-Sardinia_satellite" src="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/178px-Sardinia_satellite.jpg" alt="" width="178" height="249" /></a></p>
<p>Che il futuro sia del passato è una sensazione che in molti percepiamo in maniera sempre più chiara. Per essere rafforzati e riconosciuti nel contesto internazionale, in senso moderno e indipendentista noi lavoriamo alla riattivazione delle regioni classiche della Sardegna e il ritorno alle comunità, alle vicinanze prime. E lo facciamo da tempo perché sono i blocchi di partenza di un&#8217;altra dimensione civile. Un percorso paziente, ma inesorabile, che va dall&#8217;ambiente alla cultura, dal fisco all&#8217;acqua, dall&#8217;economia all&#8217;energia.</p>
<p>Paradossalmente oggi ci vengono incontro le negative condizioni di esistenza dell&#8217;isola, che ne ridefiniscono gli equilibri interni e le equità in un panorama in cui le rappresentanze politiche, non ovunque per fortuna, hanno smesso di essere considerate punto di riferimento.<span id="more-10994"></span> Abbiamo chiaro che nell&#8217;anti-partitismo omologato si innescano reazioni umorali sconfinanti nella perdita totale di fiducia nelle Istituzioni e l&#8217;azzeramento delle mediazioni, soprattutto nei centri urbani.</p>
<p>Ciò che sembra destinato ad aumentare in questo quadro di povertà è il clientelismo come pratica di acquisto del consenso in cambio della miseria, un gradino sopra la sopravvivenza. E non è lontano da questo modus operandi la trasformazione dell&#8217;istintivo «togliamoli di mezzo tutti», in una &#8220;consultazione esca&#8221; per il popolo.</p>
<p>Lasciano perplessi questi 10 quesiti referendari, contengono segmenti di semplificazione quasi soveranisti accanto a seri rischi di accentramento oligarchico. Non si preoccupano di invogliare meccanismi di rifiuto senza traiettoria in una società già gravata dalla disperazione del sottosviluppo dichiarato. Nessuno dei promotori ha rinunciato alle proprie prebende nemmeno come gesto propedeutico o propagandistico, e così parte male la riacquisizione del rapporto diretto e fiduciario che la politica vorrebbe mettere in atto con la gente. Se di crisi morale si parla, anche quest&#8217;etica va messa in conto.</p>
<p>Ma il fiato dell&#8217;indipendenza lo hanno avvertito anche i meno svegli e infondo interrogarci sul nostro destino non ci fa male. Certo è che ciò che non sono riusciti a fare in Giunta Regionale lo sintetizzano in un colpo di spazzola populista, come restyling di sé. Può stare nella libertà democratica di partecipazione politica, ma la maggior parte delle richieste referendarie le hanno già soddisfatte Monti e Bruxelles, con la complicità sarda. L&#8217;abbassamento già avvenuto da 80 a 60 consiglieri, non ha suscitato reazioni nella politica sarda ed è un golpe bipolare; la mancanza di rappresentanza dietro i tagli alla spesa, lascia in campo i privilegiati, che anzi ne propongono 10 in meno. La scure Monti dietro la BCE di Draghi, ha già trasformato le province in enti locali di secondo grado (non votano i cittadini ma i Comuni), i consigli saranno di 10 membri (eletti tra gli stessi consiglieri comunali), le giunte spariranno: non un commento dei partiti isolani, che nel 2000 erano tutti favorevoli alle 8 Province. Il Consiglio Regionale approvò nel 2001 una legge che l&#8217;autorizzava a deliberare l&#8217;istituzione di un&#8217;Assemblea Costituente, poi si arenò in Commissione Affari Costituzionali del Senato e nulla più. Da qui si capisce entro quali confini può agire la Sardegna.</p>
<p>Gli &#8220;enti carrozzone&#8221; resteranno in piedi anche senza consigli d&#8217;amministrazione, restituendo totale centralità alla Regione, alla faccia dei rafforzamenti comunitari locali, per esempio sui beni comuni.</p>
<p>Il Referendum è un atto autoperpetuazione come tanti si vedono in queste scelte politiche dell&#8217;ultima ora: tengono sotto pressione la psiche dell&#8217;elettore, si beccano i rimborsi e continuano a ignorare le reali necessità dell&#8217;isola e le reali potenzialità.</p>
<p>La nostra Carta Costituzionale deve bastare a noi stessi, senza approvazioni esterne. Proviamo a respirare un&#8217;altra storia, non quella della reazione, ma quella della ri-evoluzione, un processo di coscienza senza prese per i fondelli che fanno solo un piacere all&#8217;Italia e all&#8217;Europa.</p>
<p><em>Bettina Pitzurra</em></p>
<p><em>iRS &#8211; Casteddu</em></p>
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		<title>Illegittimo il ricorso dello Stato Italiano, l&#8217;articolo 8 va applicato</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 09:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.maulu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natzionale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p style="text-align: left;">Nella sentenza della Corte Costituzionale depositata il 20 aprile scorso viene riconosciuta l&#8217;illegittimità del ricorso dello Stato Italiano nei [continua]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/Art-8.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10980" title="Art 8" src="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/Art-8.jpg" alt="" width="180" height="269" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Nella sentenza della Corte Costituzionale depositata il 20 aprile scorso viene riconosciuta l&#8217;illegittimità del ricorso dello Stato Italiano nei confronti della Regione Sardegna sull&#8217;immediata applicazione del nuovo articolo 8 dello Statuto Regionale.</p>
<p style="text-align: left;">La notizia in Sardegna è colpevolemente passata in sordina e cercarla nel sito della RAS è tempo sprecato. In compenso il Presidente della Regione Cappellacci dice:</p>
<p style="text-align: left;">&#8220;La sentenza della Corte Costituzionale rinforza la rivendicazione della Sardegna e conferma la bontà delle scelte operate dalla Regione&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">Nel lontano 2004, iRS, denunciava che lo Stato Italiano doveva alla Sardegna una cifra intorno ai 10 miliardi di euro.<span id="more-10979"></span> Tale cifra successivamente ridimensionata a 5 miliardi &#8220;grazie&#8221; ad un accordo tra l&#8217;allora Presidente del Consiglio Italiano Prodi ed il nostro ex Presidente Soru sarebbe dovuta essere versata a rate dallo Stato Italiano, a rate di 800 milioni per anno.</p>
<p style="text-align: left;">Come contropartita, la Regione avrebbe avuto maggiori entrate inserendo però per intero nel proprio capitolo spese voci importanti quali la sanità regionale.</p>
<p style="text-align: left;">iRS, come tutti i Sardi, attende che l&#8217;impegno dello Stato Italiano sia onorato. Che le nostre tasse siano restituite ai leggitimi fruitori: i cittadini della Sardegna.&#8221;</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;articolo 8 dello Statuto Sardo cita testualmente:</p>
<p style="text-align: left;"><em>Le entrate della regione sono costituite: </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>a) dai sette decimi del gettito delle imposte sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle persone giuridiche riscosse nel territorio della regione; </em></p>
<p style="text-align: left;"><em> b) dai nove decimi del gettito delle imposte sul bollo, di registro, ipotecarie, sul consumo dell&#8217;energia elettrica e delle tasse sulle concessioni governative percette nel territorio della regione; </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>c) dai cinque decimi delle imposte sulle successioni e donazioni riscosse nel territorio della regione; d) dai nove decimi dell&#8217;imposta di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati, percetta nel territorio della regione; </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>e) dai nove decimi della quota fiscale dell&#8217;imposta erariale di consumo relativa ai prodotti dei monopoli dei tabacchi consumati nella regione; </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>f) dai nove decimi del gettito dell&#8217;imposta sul valore aggiunto generata sul territorio regionale da determinare sulla base dei consumi regionali delle famiglie rilevati annualmente dall&#8217;ISTAT; </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>g) dai canoni per le concessioni idroelettriche; </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>h) da imposte e tasse sul turismo e da altri tributi propri che la regione ha facoltà di istituire con legge in armonia con i princìpi del sistema tributario dello Stato; </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>i) dai redditi derivanti dal proprio patrimonio e dal proprio demanio; </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>l) da contributi straordinari dello Stato per particolari piani di opere pubbliche e di trasformazione fondiaria; </em></p>
<p style="text-align: left;"><em>m) dai sette decimi di tutte le entrate erariali, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione di quelle di spettanza di altri enti pubblici.  Nelle entrate spettanti alla regione sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell&#8217;ambito regionale, affluiscono, in attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della regione.</em></p>
<p style="text-align: left;">Guarda la sentenza: <a rel="nofollow" href="http://www.cortecostituzionale.it/actionIndiciAnnuali.do" target="_blank">http://www.cortecostituzionale.it/actionIndiciAnnuali.do</a></p>
<p style="text-align: left;"><em>iRS &#8211; TzdE Fiscalità, Credito e Contabilità Pubblica.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La Sardegna operaia: da comparsa a protagonista</title>
		<link>http://www.irsonline.net/2012/04/la-sardegna-operaia-da-comparsa-a-protagonista/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 10:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.maulu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natzionale]]></category>
		<category><![CDATA[iRS]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[operai]]></category>
		<category><![CDATA[porto torres]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna operaia]]></category>
		<category><![CDATA[sardigna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>E’ di questi giorni la notizia dell’arrivo di un gruppo di operai tedeschi nella centrale termoelettrica E-ON di Fiume Santo. [continua]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/04/torre.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10968" title="torre" src="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/04/torre.jpg" alt="" width="180" height="240" /></a></p>
<p>E’ di questi giorni la notizia dell’arrivo di un gruppo di operai tedeschi nella centrale termoelettrica E-ON di Fiume Santo. Il fatto ha suscitato negli animi dei lavoratori locali sconcerto e ira, sebbene non sia la prima volta che avviene una cosa del genere.<strong> </strong>Potrebbe essere legittimo porsi il problema se vivessimo in una società chiusa nei propri confini, dunque non globalizzata. Ma la realtà in cui viviamo ci dice tutt’altro.</p>
<p>Se vogliamo essere del tutto onesti con noi stessi, non possiamo non ricordare le migliaia di operai sardi specializzati che hanno, loro malgrado, abbandonato l’isola in cerca di lavoro nell’industria oltre Tirreno. Non possiamo dimenticarci neanche di coloro che negli anni ‘50 e ‘60 dall’Italia s’insediarono nelle coste sarde per costruire, in seguito al “piano di rinascita”, quelle industrie che oggi sono al collasso e che difficilmente rivedranno tornare a pieno regime la produzione. La città di Porto Torres, ad esempio, ha visto raddoppiare la sua popolazione in soli vent’anni, passando dagli 11.000 del 1960 ai 21.000 del 1980, cosi come è accaduto a quella di Sarroch negli stessi anni. Boom di nascite? No, immigrazioni.</p>
<p><span id="more-10969"></span></p>
<p>Non dimentichiamoci neanche che le compagnie che operano sul nostro territorio non solo non hanno sede nell’isola, ma non sono nemmeno sarde e spesso neanche europee. La multinazionale E-ON è tedesca, l’ENI è italiana come la Saras, l’Alcoa è americana, la Sardinia Gold Mining, guidata dal signor Ugo Cappellacci, aveva capitali australiani e, infine, la Costa Smeralda (al secolo Monti di Mola) ha recentemente “cambiato padrone” passando dalle mani di Tom Barrack all’emiro del Qatar. Per ragioni di spazio non elenchiamo le innumerevoli società che stanno spianando centinaia di ettari di campi per far posto a pale eoliche e mega-impianti fotovoltaici, ovviamente di capitali sardi neanche l’ombra.</p>
<p>Tutto questo mentre la Sardegna vive una crisi economica dalla quale difficilmente riuscirà ad uscire senza un’accorta politica finanziaria da parte della RAS, sulla quale è evidentemente inutile riporre qualsiasi speranza.</p>
<p>E’ lecito pensare che per ogni sardo che emigra qualcun altro potrebbe immigrare, e che nel mercato internazionale non esistono barriere che escludano né accordi fra stati né, conseguentemente,  scambi di manodopera. Pertanto, nel momento in cui accettiamo di svendere il nostro territorio, accettiamo anche il fatto che il padrone di turno sia libero di agire secondo il proprio arbitrio. Laddove ciò implichi il licenziamento di uno o più lavoratori sardi dobbiamo capire che sarà molto difficile far valere un diritto di priorità al lavoro in favore dei sardi stessi: le dinamiche della globalizzazione non contemplano questa possibilità.</p>
<p>E’ paradossale accogliere a braccia aperte questi investitori “istranzos”, che vedono la Sardegna come una “terra di conquista” libera da ogni vincolo, sia paesaggistico che morale, e contemporaneamente chiedere che siano i sardi a lavorare nelle loro imprese: ci troviamo praticamente in un sistema che vede i sardi in assoluta subalternità,  in cui è il feudatario a scegliere i propri contadini.</p>
<p>È chiaro che la particolare contingenza del momento storico attuale<strong> </strong>accentua questo sentimento di ingiustizia che si respira quando vediamo l’impiego di una forza lavoro “esogena” fare “a casa nostra” quello stesso lavoro che avremmo potuto fare noi.  Pur lontani da qualsiasi sentimento xenofobo, i lavoratori già esasperati dalla precarietà e dalla mancanza dei posti di lavoro si sentirebbero privati di qualcosa che spetterebbe loro di diritto. Dinamiche di questo tipo non farebbero che alimentare conflitti che, pur dovuti a questioni strettamente economiche, acquisirebbero troppo facilmente una componente etnica e sociale.</p>
<p>Le recenti manifestazioni hanno dimostrato che agli operai sardi non manca la voglia di lavorare, e alcuni di loro hanno già tracciato con ammirevole tenacia la strada che ogni lavoratore sardo deve necessariamente prendere: il cammino passa innanzitutto attraverso il risanamento della propria terra. Nella miniera d’oro di Furtei, ad esempio, grazie ad un protocollo d’intesa, si è raggiunto quell’accordo che consente agli ex lavoratori di essere reintegrati nelle opere di bonifica per la ripulitura del lago di cianuro e arsenico formatosi in seguito alle estrazioni.</p>
<p>Per uscire dall’impasse attuale non solo economico ma anche ecologico, occorre porre in primo piano uno sviluppo di riconversione industriale che guardi ad alternative eco-sostenibili e il più possibile in armonia con la salvaguardia delle risorse ambientali, culturali e sociali che ancora costituiscono un marchio inconfondibile delle nostra terra: sia nell’immaginario collettivo dei sardi che dei visitatori stranieri. È possibile uno sviluppo industriale che non violenti la nostra terra come è stato fatto finora con l’industria pesante, è possibile risanare i danni causati da quest’ultima e nel contempo indirizzare l’industria verso una produzione pulita e virtuosa.</p>
<p>Che gli operai abbiano con forza ribadito l’urgenza di un lavoro e non di assistenzialismi è chiaro anche dopo le manifestazioni dei lavoratori Vinyls, Rockwool, Eurallumina, Legler etc., purtroppo ciò che ancora rimane meno chiaro è quale lavoro debbano e possano fare in futuro, stando alle proposte dei sindacati e della politica attuali.</p>
<p>È quanto mai evidente che ci troviamo di fronte ad un bivio e dobbiamo necessariamente scegliere una strada. La prima prosegue<strong>, </strong>ammesso che sia possibile insistere su quella direzione,  il cammino già battuto, è prosecuzione del fallimento che abbiamo di fronte ai nostri occhi: cattedrali industriali nel deserto; esportazione immediata di tutte le materie prime e secondarie per farle rifinire e vendere a filiere estranee alla nostra economia; emigrazione del nostro capitale umano, ossia di operai specializzati e neo-laureati; dipendenza dai ministeri di Roma; sciacallaggio di finanziamenti europei; esclusione dai bilanci dei fondi per i settori agro-pastorali; indebitamento perpetuo con banche straniere; inquinamento. Pare proprio che non manchino di nuovi Rovelli e  Moratti, impersonati stavolta da emiri e sceicchi, ai quali svendere le nostre risorse e il nostro territorio, per poi chiederci in eterno perché la politica italiana non rispetta i diritti dei sardi.</p>
<p>La seconda strada è quella di un nuovo cammino, che la Sardegna può e deve decidere finalmente di intraprendere. E’ un cammino che richiede l’impegno di assumersi la propria responsabilità come popolo e come individui, con sempre meno deleghe e più sovranità. Se vogliamo realizzare davvero un’autentica rinascita è necessario che i lavoratori sardi diventino protagonisti e non comparse del proprio futuro. Questo nuovo cammino può condurre i lavoratori sardi da una condizione di subalternità statica ad una condizione di dinamica risalita, con la possibilità di ricoprire anche ruoli dirigenziali in una logica che premia il merito e le competenze individuali.</p>
<p>Lungo la strada verso la crescita dell’imprenditorialità sarda ci sarà posto per la creazione di infrastrutture efficienti e il potenziamento di quelle esistenti, il superamento dello scacco imposto da Equitalia attraverso una riscossione e ridistribuzione sarda dei tributi, l’organizzazione di cicli di produzione del settore secondario che siano realmente supporto del terziario e non soffocamento; la valorizzazione delle specificità locali e l’istituzione di una filiera alimentare interna alla Sardegna che permetta di ridimensionare le importazioni e soddisfare in primis il fabbisogno dell’isola.</p>
<p>Per compiere questi passi l’imprenditoria sarda dovrà uscire da quelle logiche di sussistenza statale che non favoriscono lo sviluppo, ma bensì lo frenano con un sovraccarico di tasse. Solo con un’autentica sovranità sui processi produttivi, che liberi la Sardegna dalla dipendenza dagli aiuti e dalle imposizioni dello Stato italiano, i lavoratori sardi di ogni settore potranno smettere di protestare per iniziare a vivere.</p>
<p><em>Alessandro Derrù </em></p>
<p><em> </em><em>iRS &#8211; Tzda Porto Torres</em></p>
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		<title>Bona Die de sa Sardigna a tottus</title>
		<link>http://www.irsonline.net/2012/04/bona-die-de-sa-sardigna-a-tottus/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 18:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.maulu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natzionale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>iRS &#8211; indipendetzia Repubrica de Sardigna augura a tutti i Sardi una serena giornata per le celebraziono de Sa Die [continua]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/1/10/J.M._Angioy.jpeg/250px-J.M._Angioy.jpeg" alt="" width="250" height="264" /><strong>iRS &#8211; indipendetzia Repubrica de Sardigna</strong> augura a tutti i Sardi una serena giornata per le celebraziono de Sa Die de sa Sardigna. Oggi è la festa nazionale del popolo sardo. Una ricorrenza importante che cade in uno dei momenti più difficili della storia dell&#8217;Autonomia. Questa ricorrenza è un&#8217;occasione importante per riflettere sul futuro della Sardegna e del suo sistema politico e istituzionale.</p>
<p>Tutti gli indicatori economici segnano un tasso negativo, il precariato è radicato tra i nostri giovani e le imprese versano in un grave stato di sofferenza finanziaria. Per tutte queste ragioni è necessario ripensare una Sardegna diversa.Sovrana e dotata degli strumenti di governo necessari per poter guidare il proprio sviluppo. A partire dalla questione della sovranità fiscale, nodo irrisolto della storia isolana.</p>
<p><strong> iRS porterà avanti il suo progetto politico di cambiamento perchè crede che una Sardegna sovrana sia necessaria. Come è necessario ricordare il significato della giornata di oggi.</strong></p>
<p><strong><em>Fintza a s&#8217;indipendentzia, Fintzas a sa Repubrica</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>iRS denuncia l’utilizzo dei diserbanti nelle strade</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 08:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>simone.maulu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>iRS -Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna- denuncia con fermezza l’utilizzo indiscriminato di diserbanti chimici nelle operazioni di pulizia a ridosso delle [continua]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/04/diserbante_2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10955" title="Cunetta diserbanti" src="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/04/diserbante_2-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" /></a>iRS -Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna- denuncia con fermezza l’utilizzo indiscriminato di diserbanti chimici nelle operazioni di pulizia a ridosso delle strade.</p>
<p>La prassi in questo genere di lavori è ormai consolidata da tempo in tutta la Sardegna e prevede un primo passaggio di automezzi finalizzato solitamente al taglio di erbacce e piante presenti al bordo della carreggiata, al quale segue un secondo intervento in cui vengono irrorati i diserbanti sul terreno.</p>
<p>E’ importante ricordare come una di queste sostanze sia un pericoloso erbicida, conosciuto come Glifosate, che può recare seri danni alla salute provocando nell’immediato gravi problemi respiratori con sensazione di soffocamento, mentre per esposizioni prolungate<span id="more-10954"></span>potrebbe essere cancerogeno, data anche la facilità con cui riesce a insinuarsi all’interno delle falde acquifere diventando potenzialmente pericoloso anche per la flora e la fauna.</p>
<p>La legge in questi casi è chiara e prevede particolari restrizioni: l’area che può essere sottoposta al trattamento deve essere opportunamente delimitata al fine di evitare qualsiasi possibilità di contaminazione sia per le persone sia per gli animali.</p>
<p>Di conseguenza è impensabile l’utilizzo di queste sostanze in prossimità di centri abitati, come nel caso in cui si è venuta a trovare la signora P.D., residente nella frazione di San Giovanni a pochi chilometri da Castelsardo; “Ogni volta che viene effettuata la pulizia- racconta la signora- per me è un vero dramma, le sostanze che vengono usate provocano grosse difficoltà di respirazione e sensazione di soffocamento, il tutto è confermato dagli esami clinici che ho sostenuto in questi mesi. Ho parlato più volte con i responsabili e con gli operai addetti, ma ogni volta dopo aver ricevuto generiche rassicurazioni la situazione è rimasta immutata. A questo punto, vista la gravità del caso, sono stata costretta a ricorrere alle vie legali.”</p>
<p>In questo caso le responsabilità ricadono tutte sull’ANAS e sulle ditte sub-appaltatrici che, nonostante le ripetute segnalazioni dei cittadini esasperati da questa situazione, continuano imperterrite a utilizzare il pericoloso e sbrigativo sistema.</p>
<p>Da valutare oltre l’impatto ambientale anche il ridimensionamento dell’organico operante nelle strade, i cui salari mancati, anziché a casa delle famiglie sarde, vanno a finire nelle casse di chi vende il diserbante.</p>
<p>iRS, da sempre attento a tutte le questioni inerenti i pericoli per l&#8217;ambiente, continuerà a denunciare con forza tutte le azioni che tenteranno di arrecare danni alla salute delle persone e dell&#8217;habitat in cui vivono.</p>
<p><em>indipendentzia Repubrica de Sardigna</em></p>
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		<title>Attività sul territorio : inaugurato il nuovo TzdA Kàralis</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 14:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redatzione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>iRS indipendèntzia repùbrica de Sardigna ha aperto un nuovo centro di attività:  il TzdA Kàralis, è stato ufficialmente inaugurato domenica 18 [continua]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/03/tzda.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10943" title="TzdA Kàralis" src="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/03/tzda-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a>iRS indipendèntzia repùbrica de Sardigna ha aperto un nuovo centro di attività:  il <strong>TzdA Kàralis</strong>, è stato ufficialmente inaugurato domenica 18 marzo a<strong> Quartu Sant’Elena</strong>, <strong>in via Giovanni Verga 17</strong>.</p>
<p>Un bel momento di festa cui hanno partecipato simpatizzanti e attivisti del movimento ma anche tanti cittadini che per semplice curiosità si sono avvicinati alla nuova sede. La città di Quartu è stata preferita momentaneamente a Cagliari per la sua posizione intermedia rispetto ai paesi del circondario cagliaritano. Uno dei motivi di questa scelta è che la terza città della Sardegna è ben collegata con gli altri comuni con cui insieme costituisce l’area metropolitana.</p>
<p>Il TzdA Kàralis si propone come punto di riferimento per tutti quei cittadini che abitano stabilmente o temporaneamente nell’area vasta e sono interessati a partecipare alle iniziative di iRS. Contiamo di coinvolgere nelle nostre attività un numero sempre più grande di persone &#8211; potenziali attivisti &#8211; fino a rendere possibile l&#8217;attivazione di altri TzdA autonomi in ogni paese. Per questo sono state già programmate una serie d’iniziative aperte a tutte le comunità che vivono nel nostro territorio.</p>
<p>Creare momenti d’aggregazione è per iRS il modo migliore per costituire delle assemblee pubbliche che ci permettano di conoscere da vicino le problematiche locali, elaborare insieme le proposte in merito alle questioni più urgenti e coinvolgere la comunità in merito ai nostri programmi e alla nostra visione politica.</p>
<p>iRS – <em>indipendèntzia repùbrica de Sardigna </em>- TzdA Kàralis</p>
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