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	<title>iRS &#187; marta spada</title>
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	<description>indipendèntzia Repùbrica de Sardigna</description>
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		<title>Scala Erre tra poco sarà emergenza. Troviamo insieme una soluzione.</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2015 12:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redatzione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La gestione dei rifiuti in Sardegna rappresenta ormai un vero problema sia per quanto riguarda la produzione, sia per il loro smaltimento. Non è un caso se negli ultimi mesi vi è stato un notevole sviluppo di tensioni sociali e politiche rispetto all&#8217;inceneritore di Macomer e al revamping di Macchiareddu, perchè i cittadini non sono<div class="read-more"><a href="https://www.irsonline.net/2015/06/scala-erre-tra-poco-sara-emergenza-troviamo-insieme-una-soluzione/" title="Read More">Read More</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La gestione dei rifiuti in Sardegna rappresenta ormai un vero problema sia per quanto riguarda la produzione, sia per il loro smaltimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso se negli ultimi mesi vi è stato un notevole sviluppo di tensioni sociali e politiche rispetto all&#8217;inceneritore di Macomer e al revamping di Macchiareddu, perchè i cittadini non sono più disposti ad <span class="text_exposed_show">accettare che la salute pubblica sia messa in pericolo da decisioni prese nei luoghi della politica, senza condivisione o contraddittorio. </span></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi anche il territorio di Sassari dovrà affrontare questo problema, in quanto tra circa cinque anni la discarica di Scala Erre non sarà più in grado di contenere i rifiuti. Attualmente in discarica conferiscono nove comuni del territorio: Sassari, Alghero, Porto Torres, Stintino, Sorso, Sennori, Putifigari, Olmedo e Uri. Se anche molti di questi centri hanno ormai avviato una spinta raccolta differenziata porta a porta, nei grandi centri si è ben lontano da risultati soddisfacenti. Tutto questo è un problema collettivo e non possiamo arrivarci impreparati nè in emergenza, momento nel quale si arriva ad optare per le soluzioni più drastiche e sbagliate.</p>
<div class="text_exposed_show">
<p style="text-align: justify;">iRS ritiene che questo sia un tema fondamentale per il presente e per il futuro del territorio, del quale tutti i cittadini debbano essere informati e coinvolti nella ricerca di soluzioni condivise.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo perfettamente coscienti del fatto che in processi come la raccolta differenziata i migliori risultati si ottengano con la collaborazione ed il coinvolgimento dei cittadini piuttosto che con l&#8217;imposizione da parte delle amministrazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa non deve essere una &#8220;battaglia&#8221; di partito ma un obiettivo di popolo e di ogni singolo cittadino. Non vogliamo arrivare a doverci scontrare su posizioni preconcette o su decisioni già prese, abbiamo invece tutto il tempo per trovare una soluzione condivisa e dare un esempio di collaborazione produttiva tra cittadini e istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>iRS &#8211; indipendentzia Repubrica de Sardigna</em></p>
</div>
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		<title>Della Chimica Verde negativo è il principio</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2014 12:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[simone.maulu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Sardegna oggi è una terra che importa l’84% di agroalimentare, questo vuol dire che produciamo appena il 16%. Il miraggio dell’industria chimica ha fatto sì che gli agricoltori abbandonassero le proprie terre e il proprio mestiere alla ricerca di un futuro migliore e di uno stipendio sicuro. Oggi rimane il deserto, il fallimento dell’industria,<div class="read-more"><a href="https://www.irsonline.net/2014/10/della-chimica-verde-negativo-e-il-principio/" title="Read More">Read More</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Sardegna oggi è una terra che importa l’84% di agroalimentare, questo vuol dire che produciamo appena il 16%.</p>
<p style="text-align: justify;">Il miraggio dell’industria chimica ha fatto sì che gli agricoltori abbandonassero le proprie terre e il proprio mestiere alla ricerca di un futuro migliore e di uno stipendio sicuro. Oggi rimane il deserto, il fallimento dell’industria, gli operai in cassa integrazione, i morti di tumore e un territorio devastato dall&#8217;inquinamento.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo hanno seguito politiche agricole che per decenni hanno premiato la non-produzione, con l&#8217;erogazione di incentivi per la semina di un determinato prodotto che, una volta incassati gli incentivi, non veniva raccolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le terre, un tempo coltivate e produttive, ora sono incolte e abbandonate e fanno gola agli speculatori di turno. In alcune sorgono pale eoliche gestite da multinazionali o associazioni mafiose, ai cui proprietari terrieri viene concesso appena l’1% dei profitti, in altre pannelli fotovoltaici con lo stesso sistema, in altre cardi e paulonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Da diversi anni e con l&#8217;avvallo della classe politica, l&#8217;Eni propina e attua progetti calati dall’alto, come quello della cosiddetta “Chimica Verde”, che non vengono mai discussi seriamente con i cittadini, progetti che sembrano essere ideati per lo sviluppo del territorio, ma appaiono più come un ricatto da parte dell’Eni per non bonificare quei territori che ha devastato per anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La formula è sempre la stessa: “Questo è il progetto, se lavori qui hai lo stipendio”.  Che poi quel progetto vada a favore o a danno del territorio e della collettività non è importante. Ovviamente le società proponenti non potranno mai dire che quello che propongono non sia utile al territorio. Nella versione ufficiale conviene solo al territorio, nella versione reale, spesso, conviene solo all&#8217;azienda proponente.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro errore è quello di calcolare sempre e solo i posti di lavoro che vengono dati e mai quelli che vengono tolti, così che fare una comparazione risulta difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il modello industriale proposto dall&#8217;Eni è sempre stato in linea con un&#8217;idea di sviluppo che sfrutta le risorse locali fino all&#8217;esaurimento, nascondendosi spesso dietro belle parole come &#8220;green&#8221;, &#8220;bio&#8221;, &#8220;eco&#8221;. E mentre il mondo intero riscopre il valore dell&#8217;agricoltura locale, della filiera corta, della chiusura locale dei cicli di produzione, consumo e autosostentamento, in Sardegna si propongono ancora centrali di produzione di materie prime da esportare, sfruttando di aree dall&#8217;alto valore produttivo per la monocoltura, notoriamente pericolosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo davvero che il futuro per il nord Sardegna sia quello di piantare cardo?</p>
<p style="text-align: justify;">La Regione Sardegna dovrebbe cambiare metodo e filosofia. La teoria dei posti di lavoro, pochi, maledetti e subito non funziona. Pensiamo che si dovrebbe commissionare  un progetto partecipato per il rilancio del territorio e dell’economia partendo dai bisogni della collettività. Il fatto che importiamo l’84% di agroalimentare dovrebbe farci riflettere. Probabilmente sarebbe più utile coltivare le terre per soddisfare il nostro fabbisogno alimentare e non cardo da bruciare negli impianti di Matrica.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di trattare bene gli investitori dobbiamo iniziare a trattare bene la nostra terra, tutelare la nostra salute e creare posti di lavoro con progetti che siano davvero utili al territorio e non solo a chi ha un palese interesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora ci chiediamo come  mai i dirigenti di Matrica non abbiano mai accettato un incontro paritetico con i cittadini. Cosa avevano da nascondere?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>iRS &#8211; indipendentzia Repubrica de Sardigna</em></p>
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		<title>Sassari acqua non potabile: Abbanoa riduca la bolletta del 50%</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 11:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redatzione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>“In tutto il territorio sassarese l&#8217;acqua destinata al consumo umano può essere utilizzata solo per la pulizia della frutta e della verdura e per tutti gli usi igienici. Il sindaco Nicola Sanna lo ha disposto con un&#8217;ordinanza a seguito dei controlli compiuti dal dipartimento di Prevenzione &#8211; servizio Igiene degli alimenti e della Nutrizione della Asl. Dagli esami è emerso che l&#8217;acqua della condotta non è conforme ai parametri chimici (cloriti e trialometani) e dunque è inadatta al consumo diretto. La restrizione rimarrà in vigore finché i controlli non daranno esito positivo. Questa ordinanza revoca e sostituisce integralmente la precedente”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Apprendiamo per l’ennesima volta che l’ente di gestione idrica Abbanoa spa fornisce ai cittadini acqua non potabile ma il prezzo del servizio idrico rimane immutato. Il cittadino è indifeso di fronte a questa ennesima beffa. <span id="more-12981"></span>Solo coloro che dispongono di adeguati mezzi economici, potendo disporre di assistenza legale, riescono dopo lunghe trafile a vedere riconosciuti i propri diritti di utenti danneggiati. Per tutti gli altri non resta che accettare passivamente lo stato di fatto, ovvero i disagi provocati da una gestione terzomondista della risorsa più importante per la vita dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste un provvedimento (n. 26/75) del CIP (Comitato Interministeriale Prezzi) che all’art. 13 stabilisce un limite del 50% del prezzo relativo alle forniture di acqua per ogni uso quando la fornitura abbia per oggetto acque idonee solo agli usi igienici; alcune pronunce giurisprudenziali hanno già condannato i Comuni alla restituzione della metà dei canoni percepiti indebitamente; è vero infine che l’erogazione di acqua non potabile – senza naturalmente che ciò sia reso noto all’utente e sia oggetto di un apposito accordo – rappresenta un illecito amministrativo, sanzionato con diverse misure pecuniarie dall’art. 19 della L. 31/2001 (che ha recepito la disciplina dell’ormai abrogato D.P.R. 236/88).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la giurisprudenza, se il Comune o l’ente gestore fornisce acqua non potabile perché <b>inquinata </b>si considera inadempiente. In tal caso l’utente ha diritto alla <b>riduzione del corrispettivo </b>dovuto per il consumo: in pratica, uno sconto sulla bolletta.</p>
<p style="text-align: justify;">Una diversa decisione ha considerato la somministrazione di acqua non potabile un inesatto adempimento del contratto di fornitura, tanto da consentire all’utente di chiedere uno <b>sgravio </b>del canone per il periodo di mancata utilizzazione dell’acqua, oltre che al <b>risarcimento dei danni </b>per responsabilità contrattuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, una più recente sentenza ha chiarito che il cittadino ha diritto a chiedere il <b>dimezzamento</b> del canone mensile da corrispondere al fornitore e, nello stesso tempo, una somma a titolo di <b>indennizzo</b> per il disagio (come quello di aver dovuto acquistare, al supermercato, l’acqua potabile).</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, in caso di fornitura di acqua non potabile Abbanoa dovrebbe decurtare la tariffa del cinquanta per cento, come prevede la legge, ma invece si continua a far pagare il servizio a prezzo pieno: 1,38 euro a metro cubo nella fascia media cioè quella con consumi compresi tra 141 e i 200 metri cubi annui.</p>
<p style="text-align: justify;"> iRS sollecita la società di gestione idrica e gli organi competenti a provvedere a decurtare la bolletta per tutto il periodo in cui, contravvenendo al contratto stipulato con gli utenti, Abbanoa fornisce acqua non potabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> iRS &#8211; indipendentzia Repubrica de Sardigna </em></p>
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