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	<title>iRS &#187; intervista</title>
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	<description>indipendèntzia Repùbrica de Sardigna</description>
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		<title>Gavino Sale: &#8220;E adesso governiamo&#8221; &#124; Forum “Unione Sarda”</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 09:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redatzione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Dietro la peste suina un complotto a vantaggio degli allevatori padani» La ricetta economica: incentivare le produzioni locali di qualità Domenica 6 maggio Gavino Sale non andrà a votare: «I referendum sono un bluff. Demagogia pura». Ma incidono sui privilegi della politica. «Se volevano tagliare i privilegi potevano farlo in modo molto più concreto. Dimezzandosi<div class="read-more"><a href="https://www.irsonline.net/2012/05/forum-unione-sardagavino-sale-e-adesso-governiamo/" title="Read More">Read More</a></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10999" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/Sale.jpg" rel="lightbox[10998]"><img class="size-medium wp-image-10999 " title="Sale" src="http://www.irsonline.net/wp-content/uploads/2012/05/Sale-300x225.jpg" alt="Foto Giuseppe Ungari" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Foto Giuseppe Ungari</p></div>
<p><span style="font-style: italic; font-weight: bold;">«Dietro la peste suina un complotto a vantaggio degli allevatori padani»</span></p>
<p><em>La ricetta economica: incentivare le produzioni locali di qualità</em></p>
<p><em>Domenica 6 maggio Gavino Sale non andrà a votare: «I referendum sono un bluff. Demagogia pura».</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma incidono sui privilegi della politica.</strong></p>
<p>«Se volevano tagliare i privilegi potevano farlo in modo molto più concreto. Dimezzandosi gli stipendi in Consiglio regionale, per esempio, visto che molti siedono lì. Invece che ridurre il numero dei consiglieri regionali».<span id="more-10998"></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Già, per gli indipendentisti sarà più difficile conquistare un seggio.</strong></p>
<p>«Anche altri gruppi sono contrari. Passa sotto silenzio una riforma che dà più potere a poche persone».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Lei è un consigliere provinciale, ma non ritiene che sia giusto riformare enti che molti considerano scatole vuote?</strong></p>
<p>«È vero che c&#8217;è stata una degenerazione, sono diventate centri di potere. Ma potrebbero riconquistare la funzione nobile di coordinare decine di Comuni».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non rischia di essere un atteggiamento conservatore?</strong></p>
<p>«Le forze della conservazione sono quelle che oggi lottano contro quelle dell&#8217;emancipazione, della liberazione dell&#8217;Isola. Ma vinceranno queste ultime. I sardi stanno decidendo di non inabissarsi nei meandri della storia e di scegliere una strada di libertà e prosperità».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma chi l&#8217;ha detto che, facendo da soli, i sardi avranno più prosperità?</strong></p>
<p>«Invertiamo il concetto: la sottomissione all&#8217;Italia dove ci ha portato? A un disagio economico ed esistenziale pazzesco. Oggi i sardi sono i più grandi consumatori di psicofarmaci. Siamo balzati persino in testa alle classifiche dei suicidi. Porgo un saluto rispettoso a chi si è tolto la vita, non deve più accadere che un sardo si ammazzi perché non riesce ad andare avanti».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Molti economisti però pensano che, se dovessimo fare tutto con la fiscalità isolana, saremmo costretti a ridurre il livello dei servizi, almeno temporaneamente.</strong></p>
<p>«Fino ai 18 anni io ero autonomo, perché amministravo i soldi che mi dava la famiglia. A 19 sono diventato indipendente, perché ho iniziato a campare con i soldi miei. Per un po&#8217; forse sono dimagrito, ma sono diventato <em>un homine</em> . Non il figlio di qualcuno».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Allora ammette che il passaggio all&#8217;indipendenza comporterà sacrifici.</strong></p>
<p>«Non è neppure vero questo: apposta parliamo di sovranità come fase di transizione».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>«Con l&#8217;acquisizione di segmenti di sovranità (fiscale, alimentare, energetica) impareremo a governarci da soli. Cancellando la delega allo Stato italiano. La delega che, come dice Placido Cherchi, interrompe la sfericità dialettica tra individui».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Concetto non semplice. Ci spieghi però quelle tre sovranità.</strong></p>
<p>«Partiamo da quella energetica. È un settore chiave. Con le energie alternative la Sardegna è come un pozzo di petrolio in mezzo al Mediterraneo, ma della ricchezza che si produce si avvantaggiano altri».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Chi sarebbero?</strong></p>
<p>«Le multinazionali, lo sanno tutti. Ogni anno ci portano via un miliardo di euro. La Tirrenia costa 380 miseri milioni, con quei soldi potremmo comprarci una flotta ogni quattro mesi».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Passiamo alla sovranità alimentare. Significa autarchia?</strong></p>
<p>«Ma quando mai, significa incentivare le nostre produzioni agricole di qualità. Oggi l&#8217;84% dell&#8217;agroalimentare che consumiamo è importato. Nei porti sono in calo tutte le voci: auto, passeggeri. Tranne le importazioni di merci: più 6% nell&#8217;ultimo anno. E poi c&#8217;è lo scandalo del settore agrozootecnico».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quale scandalo?</strong></p>
<p>«Quello di un potenziale enorme, nella produzione di carne ovina e bovina per i paesi del nord Africa, che non è sfruttato. Libia, Algeria e Tunisia chiedono vitelli, agnelli, agnelloni, prosciutto di pecora. Una domanda senza limiti. Invece cosa succede? Che si decide che qui non si deve produrre niente. E gli allevatori padani ed emiliani ci sommergono di carne suina con la scusa della peste».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non è una scusa, c&#8217;è davvero.</strong></p>
<p>«Ma com&#8217;è che se ne avvantaggiano solo i produttori emiliani, dietro i quali c&#8217;è la Banca popolare di Reggio Emilia, cioè il Banco di Sardegna? E qui da noi c&#8217;è un assessore all&#8217;Agricoltura che non fa niente, è totalmente assente».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sta dicendo che dietro la peste suina in Sardegna c&#8217;è un complotto?</strong></p>
<p>«Senza ombra di dubbio».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Terzo “segmento” di sovranità, quella fiscale.</strong></p>
<p>«Ci consentirebbe di eliminare Equitalia e di avere una nostra agenzia di riscossione, sull&#8217;esempio dei baschi. Monti non deve permettersi di chiedere 4 miliardi all&#8217;Isola se ce ne deve 10 arretrati. È un&#8217;arroganza inaudita, ne ride tutta Europa».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E l&#8217;indipendenza?</strong></p>
<p>«Arriverà, non è un problema. Lo dimostra anche quella ricerca dell&#8217;Università di Cagliari, di cui avete parlato sull&#8217;Unione Sarda».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La sorprende che gli intervistati si sentano più sardi che italiani?</strong></p>
<p>«No, è la conferma scientifica dei nostri ragionamenti. Oggi l&#8217;indipendentismo è sempre</p>
<p>più diffuso, in tutti i ceti e tutti i partiti».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Si era già parlato di sardismo diffuso, in altri tempi.</strong></p>
<p>«E non ha prodotto nulla. Ma stavolta Irs lancia un messaggio a tutti gli indipendentisti che stanno fuori dalle sigle classiche di quest&#8217;area».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E la famosa unità degli indipendentisti?</strong></p>
<p>«Non serve più. La somma dei movimenti della cosiddetta Convergenza dà esattamente, in termini elettorali, lo 0,6%. Non è più il tempo di limitarsi alla testimonianza».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non è più il tempo neppure per azioni clamorose come il blitz a Fiumesanto o l&#8217;invasione di Villa Certosa?</strong></p>
<p>«Quelli erano gesti necessari, in una certa fase, per conquistare spazi. La chiamavamo guerriglia virtuale, perché era senza armi».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Dicono che lei potesse fare quelle cose grazie alla copertura dei servizi segreti.</strong></p>
<p>«Ma quali servizi. Se non ci hanno mai condannato è perché abbiamo avvocati bravi, che ci hanno sempre spiegato fin dove potevamo arrivare. Ma anche quella è una fase conclusa».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quel che non finisce mai sono le liti tra indipendentisti. Come quella che ha spaccato Irs.</strong></p>
<p>«È normale, tutte le volte che i sardi si organizzano c&#8217;è chi tenta di bloccare questo processo. Ma stavolta non ha funzionato, anche se c&#8217;erano grandi sponsor esterni».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quali?</strong></p>
<p>«Non posso dirlo. O forse non voglio dirlo».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma quei dissidi si possono superare? Accettereste altre sigle indipendentiste in un&#8217;ipotetica alleanza “sovranista”?</strong></p>
<p>«Non proviamo ostilità verso nessuno. Ben vengano le altre sigle. Ma sia chiaro che siamo noi di Irs ad aver spostato l&#8217;asse della discussione».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>È d&#8217;accordo con la proposta di una nazionale di calcio sarda, per cementare l&#8217;identità comune?</strong></p>
<p>«È una vecchia idea di Irs. Una mitopoiesi moderna: creare miti e simboli di identificazione di un popolo. Sì, può servire. Tanti anni fa facemmo una selezione, vinse per 1-0 a Nuoro contro la Corsica».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Gol di&#8230;?</strong></p>
<p>«Gianfranco Zola».</p>
<h4><em><span style="color: #000000;">&#8220;E adesso Governiamo&#8221;</span></em></h4>
<h4><em><span style="color: #000000;">Il leader di iRS: basta con l&#8217;indipendentismo che si isola nel ghetto.<br />
</span></em><span style="font-style: italic;">Serve un&#8217;alleanza basata su progetti seri di autodeterminazione.</span></h4>
<p>Resta sul tavolo un foglio, l&#8217;intervista con Gavino Sale è finita. Restano i suoi appunti, pochi concetti scritti a penna, come per chiamare a raccolta le idee, durante il forum dell&#8217;Unione Sarda sull&#8217;indipendentismo. E al centro del foglio, in evidenza, una frase che suona solenne: <em>Il destino si disvela allo sguardo</em> .</p>
<p>Se l&#8217;avesse scritta più volte ricorderebbe <em>il mattino ha l&#8217;oro in bocca</em> di Jack Nicholson in Shining, e del resto a tratti lo sguardo di Sale giustifica il paragone. Ma il leader di Irs non è un folle, semmai un folletto: da vent&#8217;anni agita il quadro politico, sparisce, riappare un po&#8217; qua e un po&#8217; là, cambia direzione con strambate da America&#8217;s Cup. Sprigiona fascino magnetico e suscita avversità profonde. Di certo non è banale. «Quella frase &#8211; spiega Sale &#8211; è di Elémire Zolla, antropologo novecentesco. Significa che il destino ce l&#8217;abbiamo davanti agli occhi, basta agguantarlo».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Parla dell&#8217;indipendenza della Sardegna? Oggi sembrano volerla tutti.</strong></p>
<p>«È il frutto di dieci anni del nostro lavoro. Stiamo raggiungendo gli obiettivi, i nodi stanno venendo al pettine».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>È anche possibile che si voti un referendum sull&#8217;indipendenza: Doddore Meloni ha raccolto 27mila firme, c&#8217;è anche la sua?</strong></p>
<p>«Io ho autenticato alcune firme, come consigliere provinciale. Ogni iniziativa dei movimenti indipendentisti contribuisce ad alimentare il tema che ormai è al centro del dibattito politico».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma condivide l&#8217;iniziativa di Meloni?</strong></p>
<p>«Da poco, a Barcellona, ho parlato con quelli dello Scottish national party: anche se hanno il 51% rifiutano la proposta di Londra di fare già nel 2013 il referendum sull&#8217;indipendenza, la considerano una trappola».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Perché mai?</strong></p>
<p>«Sanno che non tutti quelli che hanno votato l&#8217;Snp sono indipendentisti. La Scozia non è ancora pronta. E se non lo è la Scozia, figuriamoci la Sardegna».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Teme anche lei che la consultazione diventi un autogol per i vostri ideali?</strong></p>
<p>«Da un certo punto di vista, farebbe discutere ancor di più. Ma tatticamente penso che non sia il momento. Il referendum è un&#8217;accelerazione che non era da fare adesso».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Se non ora, quando?</strong></p>
<p>«Non si possono sapere adesso i tempi. L&#8217;indipendenza è come una nave. È sicuro che siamo partiti. È sicuro che il processo sia inarrestabile. Poi dipenderà dalle intemperie o dal vento favorevole».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ammetterà che non si era mai parlato così tanto di indipendenza, nel dibattito politico sardo.</strong></p>
<p>«È vero. È una parola che suscitava diffidenza e ora è sdoganata. La questione della libertà della Sardegna è irrimediabilmente posta, grazie anche al lavoro decennale di Irs, che ha sfatato i vecchi cliché».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Come è stato possibile?</strong></p>
<p>«L&#8217;aspetto più rivoluzionario è stata la scelta della non violenza. Quando ne parlammo, in Corsica, i movimenti indipendentisti internazionali ci isolarono per un anno e mezzo. Ora i fatti di Catalogna e Scozia ci danno ragione».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La non violenza non è una scelta solo di Irs.</strong></p>
<p>«Abbiamo altre caratteristiche vincenti. Soprattutto la capacità di stare dentro le contraddizioni della società sarda, stare insieme ai movimenti come le partite Iva, i pastori, gli artigiani. Conoscendo profondamente la realtà sarda siamo usciti da una certa visione politica elitaria, quasi settaria. Abbiamo anticipato i tempi, e la fortuna dell&#8217;ideale indipendentista negli ultimi due anni ci ha dato ragione».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non sarà una fortuna dovuta alla crisi economica e alla difficoltà di avere risposte dallo Stato?</strong></p>
<p>«La crisi è stata un caleidoscopio che ha dilatato le contraddizioni del rapporto tra Sardegna e Italia. Ha svelato un attacco violentissimo dell&#8217;Italia alla Sardegna, una guerra non dichiarata contro la quale dovremmo fare ricorso all&#8217;Ue».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Per lamentare la violazione dei patti sulle entrate?</strong></p>
<p>«Su entrate, trasporti e altro ancora. Lo Stato si comporta in modo illegale, l&#8217;Europa deve fare da garante. Le leggi italiane possono avere effetti positivi in Italia, ma deleteri in Sardegna».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quindi se i sardi chiedono più autogoverno è per una rivendicazione, non per reale sentimento identitario.</strong></p>
<p>«C&#8217;è una cosa e c&#8217;è l&#8217;altra. Una presa di coscienza, legata alla conoscenza della nostra storia e al sedimentare del senso di appartenenza alla nazione sarda: amplificata però dalle contraddizioni della crisi».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Che cosa pensa dell&#8217;ordine del giorno sardista, che ridiscute la permanenza della Sardegna nella Repubblica italiana?</strong></p>
<p>«Che ha messo in forma istituzionale questo processo decennale. Ha fatto entrare in Consiglio regionale i concetti di indipendenza e sovranità. Ma è quest&#8217;ultima, in questa fase, la parola magica».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non l&#8217;indipendenza?</strong></p>
<p>«L&#8217;autonomia è superata, l&#8217;indipendenza è ancora lontana. La sovranità è la pietra che non ci farà bagnare i piedi, nel guado verso la libertà».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non sarà un concetto di indipendenza annacquato?</strong></p>
<p>«Ciò che preme a Irs, nel lungo periodo, è l&#8217;indipendenza. Ma per arrivarci bisogna prima mostrare capacità di governo. Uscire dal ghetto isolazionista dell&#8217;indipendentismo. Questa oggi è la proposta di Irs. Aggregare tutte le forze politiche che si riconosceranno nella necessità di conquistare tre tipi di sovranità: fiscale, energetica, alimentare».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quindi è disposto ad allearsi con quelli che chiamate partiti italiani?</strong></p>
<p>«Izquierda catalana e Snp dimostrano che emerge, e governa, chi riesce a sintetizzare gli ideali di giustizia sociale della sinistra con l&#8217;indipendenza. Mentre i partiti di sinistra che si ostinano a difendere gli interessi statali sono destinati a soccombere. In Scozia l&#8217;Snp si è pappato il Labour».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>È un monito al Pd?</strong></p>
<p>«Il Pd non tenti di bloccare un processo che è condiviso da molti suoi militanti di base e quadri intermedi. Se si trasformasse davvero nel Pd della Sardegna sarebbe un fatto positivo. Ma se non si adegua, scompare».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Invece il leader di Sel, Michele Piras, ha proposto proprio un&#8217;alleanza “sovranista”.</strong></p>
<p>«È un fatto positivo, la conseguenza di una maturazione della società sarda. Ripeto, è vincente coniugare i concetti della sinistra con l&#8217;indipendentismo».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Guardate solo a sinistra? Eppure il Pdl ha votato l&#8217;ordine del giorno sardista, e Cappellacci ha un profilo sempre più autonomista.</strong></p>
<p>«Guardiamo a chiunque crede in questi progetti. Contro Cappellacci non ho niente, ma ha un atteggiamento comune a molti sardi: genuflesso. All&#8217;emiro del Qatar ha chiesto rispetto: il capo della nazione sarda non può chiedere questo. È indegno continuare a sperare che qualcuno ci conceda briciole di sopravvivenza».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E col Psd&#8217;Az come vanno i rapporti?</strong></p>
<p>«Stanno attraversando un momento interessante. Credo che per loro sia il momento di porre fine all&#8217;agire tattico, ed entrare in una progettualità strategica. Perché gli anni passano».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E che significa?</strong></p>
<p>«Come dicevo citando Zolla, il destino è lì che aspetta solo di essere agguantato. E i sardi stanno decidendo di agguantarlo. Il momento è adesso».</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Giuseppe Meloni per l&#8217;Unione Sarda</em></p>
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